Editoriale di Natale
Pedo Mellon a Minno
Carmela Tomei
Se conosci questa frase, sei uno di noi.
“Noi” siamo quelli che hanno fatto l’alba a seguire il protagonista su impervi sentieri, soffrendo con lui per un tiranno dall’aspetto truce che minaccia la sua, ossia nostra, contea, impugnando spade e oggetti magici per adempiere a un destino magari non cercato, ma abbracciato nella sua totalità fino al compimento.
Siamo quelli che hanno saputo sopportare un elfo in apparenza altero, per scoprirlo il nostro migliore amico, e hanno bevuto birra da boccali di ferro in taverne malfamate con nani irruenti e sboccati, ma fedeli fino alla morte. Siamo quelli che leggono indecifrabili alfabeti, che prendevano cinque alla verifica di storia ma sapevano a menadito battaglie ed ere di paesi irreali, che facevano fatica a memorizzare “A Silvia” ma la ballata di Tom Bombadil… oh, di quella sapremmo recitare ogni singolo verso.
Perché noi, noi che leggiamo fantasy, siamo una strana razza. Storciamo il naso di fronte a un libro sottile, ma ci esaltiamo se viene annunciato l’ottavo capitolo di una saga infinita; ci annoiamo a tirare tardi nei locali il sabato sera, ma faremmo le tre di notte per una campagna di D&D; sogniamo un drago come animale domestico e perdiamo diottrie per dipingere miniature.
E ne siamo felici.
Essere un lettore fantasy vuol dire legarsi per la vita perché, anche quando cresci, se pure diradi le ore trascorse in luoghi lontani, al sentire una musica medievale senti quel brivido tipico del “sono a casa”.
Anche da adulti cerchiamo la magia in un tronco contorto oppure, adocchiando un castello diroccato in cima a una montagna mentre siamo in viaggio con la famiglia, sentiamo l’eco del clangore di spade in battaglia o di un incantesimo lanciato dal druido dalle retrovie.
La sera, dopo una giornata di avvilente realismo con gente normale, troveremo sempre un rifugio in quella taverna ancora solida in un angolo della nostra mente, dove risuonano le risate sguaiate dei soldati e l’odore di birra si mescola a quello del cuoio, del fieno e del metallo. E dove, a un tavolo apparato, in silenzio, uno strano individuo sta seduto da solo, con il cappuccio tirato sulla testa e la spada nascosta sotto al mantello, fingendo indifferenza mentre giocherella con il boccale.
E lui – lo so, come lo sai tu – sta aspettando qualcuno.
Chissà se un giorno si avvererà il sogno proibito in cui sarà proprio te, che cerca.
Perché, ammettiamolo: se sei un lettore di fantasy, anche se non sai nemmeno come si incocca una freccia, molleresti tutto se solo lui si avvicinasse per dirti:
“Sei pronto a rischiare la tua vita per seguirmi in battaglia?”
Nota biografica
Nata in Campania in un paese accanto – manco a dirlo – a un borgo medievale con tanto di castello, si è laureata in lingue e ha lavorato come libraia. Dopo aver frequentato vari corsi di scrittura creativa, si sta specializzando in editing tra una supplenza e l’altra. Nerd da sempre, passa da un fantasy a un distopico per consolarsi della fredda realtà quotidiana, con una netta predilezione per il genere young adult. Da due anni cura la collana Odissea Wonderland di Delos Digital e sguazza tra i romanzi altrui per non pensare al proprio che langue da anni nel cassetto.
Carmela Tomei



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