Un nuovo piccolo mondo
La tazza fumante che sprigionava il profumo della cioccolata calda davanti alla finestra che affacciava sull’affollata Via Toledo: era questa la cornice che Antonia aveva di fronte. Con lo sguardo assente, stava aggiungendo un pizzico di cannella dentro la sua ristorante bevanda, come faceva sua madre quando gliela preparava per merenda da bambina. Era proprio quella dove si trovava la città da cui provenivano i suoi genitori, ma a lei stava tanto stretta. La suoneria del telefono, d’improvviso, interruppe quel silenzio. “Ciao mamma” salutò Antonia sorseggiando la cioccolata. “Tesoro mio, come va?” chiese sua madre dal display della videochiamata.
“Non riesco ancora a farmela piacere”
“Sei arrivata solo ieri sera, non sei nemmeno uscita dalla porta”
Antonia fece una smorfia: “Non lo so, non mi convince…”
“Noi arriveremo domani, ma intanto cerca di cogliere l’essenza di Napoli, perché ti assicuro che non è come molti la descrivono”
Dopo qualche chiacchera si salutarono e Antonia tornò a osservare il panorama. Quel Natale si era ritrovata lì, a Napoli, in una piccola casa piena di addobbi, l’unica rimasta a sua disposizione, ma si sentiva in trappola… o forse, era solo incatenata da tutti gli stereotipi e i pregiudizi legati a quella terra controversa. Antonia Esposito faceva la scrittrice, ma ultimamente anche il suo lavoro non stava andando bene e ora faceva i conti con gli editori e i pagamenti arretrati. Doveva trovare ispirazione per un nuovo romanzo, ma come avrebbe potuto farlo in un luogo che le sembrava tanto lontano da lei? In realtà, neanche la sua quotidianità a Bologna la stava aiutando a risollevarsi. Il suo piccolo mondo si stava frantumando. Lei a Napoli non ci aveva mai vissuto, perché, quando era molto piccola, si era trasferita con i suoi genitori. Eppure, loro le descrivevano quel luogo come magico, unico… ma lei era cresciuta anche con i racconti di chi lo denigrava. Aveva sempre sentito pareri molto contrastanti.
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Prese il suo lungo cappotto beige dall’appendiabiti e, dopo averlo indossato, annodò la sciarpa di lana color verde bosco attorno al collo. Aveva deciso di fare una passeggiata: non per ricredersi, ma per necessità. I suoi occhi guardavano le vetrine addobbate con mille oggetti e il suo naso, nel frattempo, respirava il profumo dei dolci alla crema. Le pizzerie erano colme di clienti affamati e continuavano a lavorare senza sosta. Iniziò a girovagare senza meta in cerca di quiete e ispirazione, ma nulla le suscitò interesse. A un tratto, dalla storica Via Toledo, si ritrovò nella più caratteristica Spaccanapoli. Mentre osservava quello storico scenario s’imbatté in una strada che era riuscita a lasciarla a bocca aperta: Via dei Presepi. Si perse tra le antiche botteghe che, durante quel periodo dell’anno, brillavano di una luce diversa. Aveva sentito parlare di quella minuscola stradina, ma non immaginava che fosse così particolare. Il suo sguardo si perdeva tra le finestrelle delle case di cartapesta decorate con cura e le sue mani sfioravano delicatamente i visi dei loro piccoli abitanti. I manufatti non raffiguravano solo attori caratteristici della natività, ma anche personaggi pubblici più attuali. All’improvviso, però, tra pastorelli e bambinelli, la sua attenzione fu catturata da una statuina che rappresentava un uomo. Il piccolo corpo era scaldato da un cappottino blu, che richiamava il colore degli occhi vispi. L’omino teneva tra le mani una lanterna, curata in ogni suo dettaglio. Antonia, incuriosita, decise di entrare nel negozio che aveva prodotto quel bellissimo manufatto.
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“C’è nessuno?” chiese Antonia una volta entrata in quella bottega. Attorno a lei centinaia di raffigurazioni sembravano essere il cuore pulsante di quelle mura apparentemente insignificanti. Braccia in movimento, fuochi ardenti, manine che salutavano e animali che scorrazzavano: un piccolo paesaggio natalizio era racchiuso in una così piccola dimensione. Voltandosi, Antonia vide una signora che dipingeva volti ancora scuri seduta su una vecchia sedia di legno. “Lei realizza tutto questo?” le chiese osservando il suo pennello che con maestria designava le curve di quel viso. “Lunghe tradizioni” rispose l’anziana con una voce un po’ stridula senza distogliere lo sguardo “me l’ha insegnato mio padre”. La ragazza continuò a domandare: “Da dove nasce tutto questo?”. “La mia era una famiglia povera e io, quando ero ancora una bambina, mi sono ammalata. Mio padre, per farmi contenta, creava il presepe con gli oggetti che trovava nel nostro capanno. Quando finiva il suo lavoro, insieme a una lanterna, mi accompagnava ad ammirare i frutti del suo lavoro. Io non ho mai smesso di moltiplicare il suo amore per me e racchiuderlo in questi personaggini” raccontò con un sorriso appena accennato. Antonia capì che quello che aveva tenuto tra le mani prima era proprio il padre dell’anziana. Decise di portare con sé un ricordo.
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“Buon Natale!” urlò Antonia una volta riabbracciati i suoi genitori. “Tesoro, sembri davvero felice!” esclamò sua madre dopo averle baciato la candida guancia. “Lo sono davvero” affermò Antonia mostrandole il tablet “vedi? Ho inviato un nuovo romanzo all’editore e gli è piaciuto molto! Sono riuscita a scriverlo in una notte”. La guardarono fieri e lei continuò “Mi sono follemente innamorata dei presepi napoletani e della storia di una signora che li realizza. Vi ho preso un regalino, infatti”. Porse loro un pacco incartato e circondato da un bel nastro dorato. Al suo interno trovarono un bellissimo bambin Gesù e, con lui, un biglietto con scritto “grazie”. Si strinsero in un altro intenso abbraccio. Antonia aveva capito: il pregiudizio aveva distrutto non solo Napoli, ma anche le sue tradizioni e il suo immenso calore. Lei se n’era resa conto e lì, in quella città che tanto aveva disprezzato, era riuscita a trovare il suo nuovo piccolo mondo.
Alda Sgroi



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